Non c'è niente da capire

Per me tu sei la foto di due ragazzini, sul sedile di dietro di una Citroen Pallas, in questi viaggi interminabili, verso la Puglia, la Sardegna, l'Alto Adige. Tu sei un mucchio di cassette C60 TDK, con qualche canzone registrata alla radio, qualche altra dal vinile di un amico. Le pile, un mangianastri e la voce di questo omino che era nato dove studiava tuo padre ed andava in vacanza dove era nata tua madre.


E le canzoni che dicevano cose più grandi di te, quando parlavano del treno Palermo-Francoforte, di Sonni boy che di notte va a caccia, o di una bimba che si chiamerà Futura. E a me parevano bellissime e mi dicevo che un giorno avrei capito fino in fondo tutto. E alla fine non ho mica capito ma mi sono rimaste le immagini e lo stupore, quel rimanere a bocca aperta a vedere una mongolfiera che si alza piano piano, la sensazione di chi ha viaggiato mille notti per arrivar di giorno, ed alla fine è arrivato a pezzi, su una vecchia bicicletta da corsa, con gli occhiali da sole e il cuore nella borsa.

Perché alla fine avevi ragione tu, non c'è niente da capire, basta sedersi ad ascoltare.

Grazie


Cose di cui vale la pena parlare - Rossella Urru

Pensavo che io mi sento un grand'uomo e me ne sto con il culetto bello al caldo a lamentarmi che le cose vanno male e frignare come un bimbo viziato in una stanza piena di giochi. E poi c'è questa ragazzina che invece sembra così gracile a vederla che prende e parte per l'algeria ad aiutare nei campi dei rifugiati Saharawi.

Rossella che ha il coraggio di una montagna, è stata rapita 4 mesi fa. Rossella non è famosa, non fa notizia. E invece di queste cose si deve parlare, parlare parecchio perchè la diplomazia si muova e si muova in fretta. E quindi parliamone noi, sui nostri blog, su facebook, su twitter, facciamo sentire che ci interessa, perché chi di dovere deve risolvere questi problemi ed in fretta perchè Rossella torni presto tra noi.

Premessa: questo è il nuovo libro che scriverò e che avrà un successo straordinario, mi farà vendere milioni di copie e mi darà fama & ricchezza. Ma siccome sono troppo pigro per scriverlo, scrivetelo voi, che ormai l'idea è sotto copyright così vi posso in seguito denunciare e diventare lo stesso ricco & famoso ma senza tanto sbatti.

Nei numerosi sabati da casaling(U)o frustrato passati al supermercato ho imparato a riconoscere le abitudini e le manie dei poveri disgraziati come me che si sputtanano il pomeriggio grazie ad un "mancano due cosucce, fai un salto a fare la spesa?". Ecco gli strani tipi che ho incontrato, le loro caratteristiche, come evitarli, come sfruttarli ma soprattutto come prenderli per il culo

L'ingegnere
L'ingegnere deve avere tutto sotto controllo. La sua lista della spesa può essere scritta su un foglio di carta (millimetrata) o sullo smartphone, ma attenzione a non confonderlo con lo spesaro 2.0 (vedi più avanti), la lista dell'ingegnere è segreta, esso non condivide una minchia (specialmente la minchia ma questo è un'altro discorso). La caratteristica principale dell'ingegnere è che la sua lista è fatta in ordine di disposizione dei prodotti nel supermercato, all'ingresso le verdure ed il pane, poi la roba del reparto carne, poi i biscotti merendine e affini, infine i detersivi. L'ingegnere si prepara prima, spesso con estenuanti studi planimetrici, con sopralluoghi, appostamenti. L'ingegnere sa, anzi DEVE sapere come ottimizzare il suo tempo quindi deve leggere la lista e trovare subito quello che legge, senza spostarsi da un reparto all'altro, andando diritto verso la meta. Non di rado l'ingegnere ha una penna con cui spunta le cose prese. Arriva alla cassa festante, con il carrello ordinatissimo, dà un'ultima occhiata alla lista e scopre che la moglie gli ha aggiunto altre 10 cose tutte sparpagliate tra i vari reparti. Piange

Il cuoco
Diametralmente opposto all'ingegnere è il cuoco. Esso(?) scriva la lisa come scrivesse una ricetta ed esegue gli acquisti nell'ordine esatto in cui sono scritti. Ad esempio se deve fare la pizza scriverà Farina, lievito di birra, sale, olio, pomodoro, mozzarella, prosciutto, funghi. E quindi si incammina contento da un reparto all'altro per prendere ogni ingrediente, pregustando il momento in cui dovrà cucinarli. Normalmente il cuoco percorre dai 18 ai 20 km per una spesa media, rimbalzando più volte tra i reparti del supermercato. Per questo è facilmente riconoscibile, pesa si e no 45 kg, vestiti compresi.


Lo spesaro 2.0
Lo spesaro 2.0 lo si riconosce perché si aggira con l'android l'iPhone, l'iCazzo in mano intento a aggiornare liste on line condivise con facebook-twitter e qualsiasi socialputtanata passata presente e futura. Appena entrato al supermercato non guarda la lista ma fa il checkin su 4square, che quello si che è importante! Spesso fotografa cose insignificanti da postare sui social network, con battute che farebbero cascare le palle anche al re dei tori ed usando hashtag ad minchiam (tipo zucchine con scritta "le zucchine vanno a 2 euri al chilo #signoramia aahahaha"). Normalmente lo spesaro 2.0 è innocuo, unica accortezza è non tirare fuori in sua presenza uno smartphone, e mai e poi mai dargli il vostro account twitter. A meno che non vogliate finire taggati in #signoramia

Lo spesaro 2.0 versione porco
Come lo spesaro 2.0 solo che invece delle zucchine fotografa i culi delle clienti da condividere su tumblr più o meno zozzi. Lo si riconosce perché gira con perenni occhiali scuri. Servono a coprire l'immancabile occhio nero che qualche cliente più accorta gli procura sbattendogli in faccia la confezione di zucchine (a 2 euri al chilo, #signoramia!)

Il gambler
Il gambler è uno scommettitore che la moglie ha mandato al supermercato a prendere due cosucce prima di passare a giocare al superenalotto. Essendo abituato a tenere una schedina in mano (cavalli, scommesse sul calcio, lotterie) e guardare i risultati sullo schermo, il gambler è attratto irrimediabilmente dalle code del reparto formaggi, pescheria, carne. Arriva e prende subito un numero. Lo si riconosce dagli altri perché guarda il suo numerino ed il numero sullo schermo ogni 2 secondi, per essere sicuro di scattare appena esce. Naturalmente essendo uno scommettitore dopo un po' si rende conto che ha 20 persone davanti e può provare a spostarsi e comprare qualcos'altro. E così fa, ritorna trafelato dopo 3 minuti ed ha sempre 19 persone davanti. Allora "se la gioca" ancora, si allontana di 5 minuti, torna come un razzo ed ha 17 persone davanti. A questo punto si mette a fare intricati calcoli probabilistici su quante persone al minuto passano e tutto tranquillo si allontana per un minuto a prendere i biscotti. Torna e scopre che lo hanno già chiamato e deve ripartire da capo. 
Se talvolta vi attardate fino alla chiusura vedrete il gambler portato a braccia dalla sicurezza fuori dal supermercato mentre grida "Ce la potevo fare!!! Mancavano ancora 20 numeri!!". Torna a casa senza spesa, la moglie e tutto il condominio lo accolgono festanti: i loro numeri del superenalotto sono usciti. Ma lui non li ha giocati, perché ha passato il pomeriggio a scommettere alla coda del reparto pescheria.

L'uomo che non cucina (quando è solo in casa)
Normalmente si aggira per i supermercati il martedì o il mercoledì pomeriggio (se giocano in Champions League) visto che la moglie gli ha detto "cucini tu, ti lascio solo stasera tanto che guardi la partita, esco con le amiche" (amiche == Ugo l'idraulico). Facilmente riconoscibile dal contenuto del carrello. 2 sofficini surgelati, 3 confezioni di uova, un chilo di cipolle. E 4 cartoni di birra (minimo).

La donna che non cucina
A differenza dell'uomo che non cucina la donna che non cucina non si accontenta di sofficini e frittata di cipolle ma, seguendo la sua naturale natura di rompicoglioni femminile, pretende preferisce che il proprio partner le cucini qualcosa (che però decide lei). Non sapendo cucinare va per macrocategorie. Tipo: mi piace la faraona al forno quindi compro la faraona. Spezzatino con le patate = comprare spezzatino e patate. Dolce alle mele = farina + zucchero + mele. Chiaramente niente lievito, niente spezie, niente salvie, rosmarino, uova per ripieno, pane, niente di niente. La donna che cucina immagina che una faraona arrosto si crei spontaneamente infilando una faraona cruda dentro un forno o che uno spezzatino con patate nasca da un misterioso accoppiamento tra di carne cruda e patate sbucciate dentro una pentola. Il frigo della donna che non cucina è pieno di ottimi quasi piatti che non diventeranno mai piatti. Il suo uomo ha salvato nei preferiti del cellulare il numero della pizzeria da asporto

OK, ne mancano solo 97 posso farcela!!

Il sindacato che protegge i fannulloni


Mi hanno colpito le parole del presidente di Confindustria Marcegaglia che ha invitato il sindacato a "non proteggere i ladri e fannulloni". Mi hanno colpito perchè nei miei anni di lavoro ho spesso verificato che nelle aziende (pubbliche ma anche private) c'era sempre qualcuno che non faceva assolutamente nulla. Pochissimi casi a dire il vero (si, pochissimi anche nelle aziende pubbliche), ma sempre presenti e clamorosamente scandalosi. Ed i sindacalisti che ho conosciuto facevano più o meno finta di non vedere. Mi sono piaciute quindi le parole della Marcegaglia che li ha chiamati ladri, perchè ladri sono, rubano lo stipendio a tanti migliori di loro. Il vigolettato preso dal corriere recita «Vorremmo avere un sindacato che non protegge assenteisti cronici, ladri e quelli che non fanno il loro lavoro»

Direi però che mi piacerebbe anche che l'associazione che la Marcegaglia rappresenta desse il buon esempio e per prima cosa smettesse di proteggere imprenditori evasori o che non rispettano le norme di sicurezza, cioè in definitiva ladri o assassini. Smettesse di proteggere nel senso che chi evade, chi non rispetta le norme di sicurezza, chi viola le regole del fare impresa venisse immediatamente espulso da confindustria. In un paese dove il sindacato protegge i lavoratori che lavorano onestamente e confindustria protegge gli imprenditori che fanno impresa secondo le regole abbiamo tutti da guadagnarci. Altrimenti Emma, è meglio stare zitti perchè se si fa a gara a chi ha il culo più sudicio non lo so mica chi vince

O tutto o niente


MONTI MERDA hai aumentato le sigarette, ci aumenti l'IVA VIVA MONTI dai daje ai tassinari, ai farmacisti, forza togli 'ste licenze bravo Monti, PEZZODIMMERDA MONTI l'articolo 18 non si tocca Monti merda schiavo delle banche DAI MONTI BRAVO abbassa li stipendi ai parlamentari, MONTI MERDA è aumentata la benzina, VAI COSI' MONTI che lo spread è diminuito

MONTI MERDA

BRAVO MONTI

Abbiamo trasmesso le opinioni degli italiani ogni volta che il governo Monti tocca i loro interessi o gli interessi degli altri

(oh per dire che se il paese lo si riforma lo si riforma tutto, altrimenti non lo si riforma e va bene così)


Questa ricetta Lui, il sommo,  l'ha detta solo a me medesimo proprio io (accidentalmente era su "eat parade" ma si sa che i telespettatori RAI non contano). Comunque veniamo alla ricetta che come tutte le ricette avrà degl ingredienti.

Prendete dei carciofi (tipo 4) e levate le foglie per lasciare solo il cuore. Il segreto è levarne parecchie per lasciare davvero il cuore che io però siccome sono tirchio povero non le tolgo proprio tutte tutte che mi piange il cuore e ti chiedo scusa in ginocchio Picchi, in gionocchio sui ceci o sulla pappa la pomodoro, scegli te, oh maestro. Comunque pulite i carciofi, lavateli (senza sgrondarli troppo) tagliateli, io li taglio in 8 parti cioè li taglio in 2, poi la metà la taglio in 2 e ciascun pezzetto ancora in 2 ed ora vi ho dimostrato che quei soldi che hanno speso i miei per farmi laureare in ingegneria non sono stati proprio tutti buttati anche se sono uno sfigato.

Mettete i carciofi un un tegame, meglio alto e stretto, metteteci olio (io ce ne metto tanto perchè poi ci faccio la scarpetta) e quando dico olio intendo olio, quello che alcuni chiamano  Olio Extravergine d'Oliva come se di olio ne esistesse un altro ma per me l'olio è uno il resto è piscio di olivo che non vale nemmeno la pena nominare (e così vi ho fatto vedere che so anche il francese).
Aggiungete un po' di aglio (io tipo per 4 carciofi ci metto un mezzo spicchio tagliato fino fino), prezzemolo abbondante (se vi garba, se no meno abbondante) e pepe.
Poi metteteci anche una fetta di prosciutto tagliata grossa e fatta a dadini. Prosciutto di quello toscano, salato, saporito, non quella mezzasega di prosciutto di Parma "mi raccomando me lo tagli fine fine" "la un si preoccupi signora mia" che invece signora mia LA si dovrebbe preoccupare parecchio a farsi prendere per il culo da quella sciacquaturina di maiale tagliata fine mentre in casa ci ha il prosciuto del casentino, che sarebbe come averci come marito John Holmes e cercarsi Marzullo come amante (tagliato fine).

Insomma alla fine nella pentola avete i carciofi, l'olio (a me MI garba con tanto olio, ve l'ho detto?), il prezzemolo, il prosciutto a dadini, il pepe il sale (che non l'avevo detto maremma majala ma ci va, occhio che il prosciutto è salato quindi attenti a non esagerare).

E adesso viene il bello (signora mia!)

Mettete il tegame sul fuoco, un fuoco vivo, passionale, coprite e lasciate lì per 3 minuti. Sentirete sfrigolii, rumori strani, scoppi, forse odorino di vagamente bruciato e le raffinate mamme toscane diranno "MA 'NFAMATO DEL MAIALE CANE MI FA BRUCIA' TUTTI I HARCIOFI 'STO BUHAIOLO" e invece no! Stolte, affidatevi al maestro (non io, il Picchi). I carciofi non si attaccheranno perchè ci avete messo l'olio e soprattutto perchè tireranno fuori la loro acqua e cuoceranno in quella. Dopo 3 minuti 3 (oh di cronometro eh!!) aprite, girate velocemente il tutto con un mestolo di legno e giù, ritappate e ancora 3 minuti di sofferenza.
Le deboli di cuore, le mamme, le nonne inizieranno a urlare, a strapparsi i capelli, le vesti a dire rosari e quant'altro ma voi imperterriti le terrete a bada con la frusta, con la sedia da domatore e se serve con un poster di John Holmes (arieccolo!). Dopo 3 minuti spengete tutto e lasciate coperto qualche minuto. I carciofi magicamente cuoceranno nel loro calore e nella loro acqua (non troppo SENNO' si ammosciano e addio John Holmes).

Tirate fuori, mescolate e servite. Con tanto pane. Tanto tanto pane.

E fatemi sapere